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Ecco il giorno di Milano unita

di Gianni Brera

El Gioânn prospetta la 10ª giornata di campionato come "memorabile", per alcuni scontri al vertice, a cominciare da Inter-Napoli e da Sampdoria-Roma. Il che non significa non riconoscere che la Beneamata "è nettamente inferiore sul piano tecnico-tattico e può solo cavarsi d’impaccio con l’agonismo", e che Boskov, quando "fa ariosi paragoni con il Real" per la sua Samp, andrebbe richiamato "a più pedestre realismo" ...

Il campionato celebra la X e compie il primo terzo del cammino. Due partitissime si dividono il primo posto nella gerarchia della domenica: Inter-Napoli (9 più 16 eguale 25), che è anche la sola classica in programma, e Samp-Roma (13 più 12 eguale 25). Seguono a distanza Juventus-Ascoli (somma punti 20), Empoli-Milan (18), Pisa-Fiorentina (16), Pescara-Torino (15) e Cesena-Verona (idem); chiude fieramente la marcia Avellino-Como (10). A differenza di Sampdoria-Roma, la classica di San Siro avrà anche degna cornice di folla. Milano è la seconda città campana in fatto di etnos. Gli immigrati meridionali più numerosi sono i pugliesi ma i napoletani vantano appetto loro una maggiore anzianità di insediamento. San Siro pullulerà di campani, oriundi e no, ma non di interisti veraci.

L'acromegalico
Proprio il discendente di un nonno aversano, Walter Zenga, desta patemi e sdegno nei benamanti più sentimentali. I milanesi godono fama di esser buoni commercianti ma in fatto di pedate sono ingenui fino al candore. Commercianti di naso fino sono al contrario i napoletani: e lo dimostrerebbe il fatto che Zenga sarebbe impegnato con loro fin dal marzo passato. La notizia è andata aggallando poco a poco, come per solito avviene con i pesci grossi, facili ad inanimarsi, però poi molto restii alla resa. Walter ha obbedito all’impulso immediato, che era di reazione sdegnata alla scarsa riconoscenza del datore di lavoro: si considerava pagato in misura irrisoria appetto di certi bluff che imperversavano nel clan: così ha ascoltato le lusinghe del Napoli accettando anche, a quanto pare, un congruo anticipo sulle spettanze future. Il procedimento, in sé, aveva parecchio di sgradevole nella carente deontologia dei napoletani; ma in Zenga era quasi del tutto comprensibile. Oggi che le cose non vanno bene (Zenga battuto 13 volte in sole 9 partite di campionato), i tifosi più accaniti lo accusano di tradimento. Parola grossa, giustificata solo dalle norme troppo severe e quasi sempre disattese del mercato pedatorio. Il Napoli ha finalmente capito di correr gravi rischi ed ha rinnovato il contratto a Garella. Costui, piccato, aveva preso a cippare contro Zenga com’era umano, ma, dopo tante parole, sembra oggi il solo a esprimersi in termini ragionevoli. L’acromegalico Garella è un torinese intelligente. Ha capito che le pietre stanno ormai facendo mucchio su Zenga e si è spaventato. Ha smesso pure di proclamarsi migliore, come le sole cifre - non tutte dipendenti da lui - gli avrebbero consentito, non il buon gusto, non la realtà dello stile, in lui molto caotico.

Qualche semplificatore dei drammi umani se la cava per oggi con il duello fra i portieri del Napoli e dell’Inter, che è il modo più barbino di eludere i veri argomenti calcistici. Il dramma di Zenga (da lui stesso provocato) merita invece considerazione unicamente per le incidenze possibili sull’atmosfera psicologica della partita. La quale è classica solo dal giorno in cui il Napoli ha vinto il suo primo scudetto: negandogli classicità prima di quell’evento in libro d’oro, correvi il rischio che qualche coglioncello ti tacciasse di razzismo. Una vera barba. Visto l’ultimo Napoli, dovrebbe espugnare San Siro in un canter, che come termine ippico sta per disinvolta facilità nel galoppare. E' tuttavia probabile che a Bianchi venga a mancare Romano (mentre scrivo, il ragazzo ha appena sgambato e calciato sul terreno di Monza). L’interno è prezioso per i collegamenti, attuati in piena modestia, fra i virtuosi d’attacco e i focosi draghi del centrocampo: ma certo non è lui il pilone portante della squadra. Il Napoli potrebbe non avvertirne l’assenza, tuttavia capace di autorizzare Bianchi a star più sulle sue. Che se l’Inter vuol vincere, si faccia pure avanti! L’atteggiamento tattico sarebbe pericoloso anche sotto l’aspetto estetico: ma Bianchi è un lombardone pragmatico, per l’estetica ci rimanda ai Musei artistici. D’altronde, l’Inter non è capace di contropiede se non in Ciocci, che è tuttora piccola entità. Il resto della squadra è costretto a portar palla: gli sono inibiti gli affondi perentori. E questo spiega la precarietà della classifica. Visto come si sono messe le cose dopo l’imparabile gol rimediato dall’Espanyol, sarà bene che i benamanti cambino modulo nei confronti di Zenga. Io mi auguro, per la stima che porto all’atleta, in verità magnifico, che il ragazzo si superi a vantaggio suo e della squadra. La quale è nettamente inferiore sul piano tecnico-tattico e può solo cavarsi d’impaccio con l’agonismo, ovviamente a patto che rimanga nei limiti della liceità sportiva. Ora, per sperare in tanto miracolo, bisogna far sentire che si è sempre con la squadra. Se si è schifiltosi sui modi, non si ottiene che l’effetto opposto: cioè il trionfo della squadra campione, assistita a San Siro non meno della diva Juventus. O non si è detto che Milano è la seconda città della Campania?

I dioscuri
Non si profilasse anche il dramma dell’Inter, precipitata troppo in fretta per non far pensare che possa ritrovare una valida spinta verso l’alto, la partita più allettante sarebbe Sampdoria-Roma. I doriani sono ai vertici dell’entusiasmo: nessuno dubita che proprio da loro vengano gli assalti più temibili ai campioni del Napoli. Boskov fa ariosi paragoni con il Real e nessuno lo richiama a più pedestre realismo. Vialli è maturato a fama internazionale e con lui si sta lanciando il dioscuro Mancini. Il centrocampo si regge sul genio antico di Cerezo. La difesa è gagliarda (e finalmente ritrova Vierchowod). Liedholm fa balenare l’esigua speranza di riportare Pruzzo nel suo terremotato Marassi. Verosimilmente ripeterà l’atteggiamento tattico sfruttato con l’Inter: e mirerà a non perdere. Per distogliere da sé i fastidiosi sospetti ingenerati dallo scirocco, i doriani dovrebbero vincere in bellezza. Mancassero la vittoria, i sospetti finora dissipati solo in parte rifiorirebbero molto sgradevolmente. Auguri. Tutto sommato, sembra questa una giornata favorevole alla farraginosa rincorsa della Juve, i risultati della quale sono per fortuna largamente superiori alle chiacchiere fondate sui rimpianti. Rino Marchesi ha censito i suoi prodi e adesso li fa giocare secondo scrupoloso raziocinio. L’imperativo categorico è vincere: per riuscirvi, bisogna che i serventi al pezzo si ricordino di Ian Rush. Per il momento, l’Ascoli è la provinciale più bella e meglio guidata.

Il Milan ritrova Massaro dopo aver perso Evani. Arrigo Sacchi ha molto sofferto l’Espanyol ma ha trovato comprensione in Capitan Berlusconi e in Fidel, sua eminenza rosa (pezzo forte del duo: je vois la vie en rose - justement!). Arrigo parla di calcio con le vibrazioni segrete dell’apostolo. Lo stanno prendendo sul serio anche i giocatori più distaccati. Sintesi conclusiva: predica pure da offensivista ma non prender gol. In effetti la difesa è imperiale e Baresi II ricorda quel che si disse del Pepin Meazza a Parigi nel ‘38: c’est un grand peintre du football. Fra il Milan e la Samp è in corso l’allungo per entrar primi nella scia più vicina del Napoli. Difficile stabilire se la Roma a Marassi sia meno temibile dell’Empoli a casa sua. Verona, Fiorentina e Torino visitano campi minati, dove ogni pedata esprime rabbia. Per il Como sono pronte anche le forche irpine, un tempo così severe da far chinare il dorso a tutti. Vediamo come se la cavano grandi e piccole. La domenica si profila memorabile. Ed io, modestamente, l’auguro buona a tutti.

"La Repubblica", 29 novembre 1987

La parola alla Juve

di Gianni Brera

El Gioânn introduce alla 4ª giornata di campionato ribadendo la convinzione che il Napoli campione d'Italia continui a esprimere il migliore calcio del campionato, nonostante "la mezz'ora di folle eretismo dinamico espressa con il Real" nello sfortunato match di Coppa. E ribadisce il suo credo nel "difensivismo storico, da privilegiare sempre (o quasi) rispetto all'idealismo", mentre Arrigo Sacchi gli appare come "un apostolo soggiogato da visioni celesti".

Celebriamo la quarta di campionato, ricca di ben due classiche, a Torino e Verona. Il Napoli capeggia sub judice la classifica domenicale: con l’Avellino, farebbe otto punti se avesse già ottenuto giustizia. Come è solo in attesa, la sua partita divide il terzo posto con Empoli Fiorentina e Milan Ascoli (somma punti 6). Le due prime in gerarchia sono Verona Juventus e Torino Inter, che assommano ciascuno 7 punti. Esaurita la parte statistica, che corrisponde al riscaldamento del cursore, i polpastrelli anelano ad argomenti propriamente calcistici. E il primo riguarda il Napoli, che ha da smaltire al Partenio serie ruggini materiali e morali, e certo rischia grosso. L’Avellino ha appena smaltito la mortificazione sofferta dalla Roma, meglio sarebbe dire per opera della. Sicuramente schiumerà rabbia: e non avrà gli stessi impedimenti del Napoli. Sulla statura delle due campane, nulla si può inventare. Il Napoli accusa lo stress dello scudetto e del rude mondiale Diego Maradona: inoltre, lo ha di certo ottenebrato la mezz'ora di folle eretismo dinamico espressa con il Real. Super chartam, il Napoli è medio proporzionale fra l’Avellino, piccolo e tosto, ed il Real Madrid, grande e non solo tosto, bensì feroce anche nel cinismo. Contro Maradona vanno spendendo abbai (cagneschi, a dir vero) tutti coloro che ne invidiano la bravura e la gloria senza affatto pretendere di andare oltre l’uggiolio, ho notato io stesso che Diego è come tutti gli uomini mortali: a faticare si stanca lui pure psicofisicamente: è dunque logoro la sua parte, e il Napoli deve augurarsi che smaltisca ogni tossina cammin facendo, altrimenti gli toccherà di arrendersi anzitempo. Nessuna squadra esprime per ora in Italia un calcio superiore a quello dei campioni: forse mi smentiscono a tratti il Verona e la Samp, che viene dall'averlo giustiziato malamente. Però le altre designate protagoniste si arrabattano ancor oggi alla ricerca di schemi e di fisionomia tecnico-agonistica. 

Eccessi giornalistici
Il più sconcertante è il Milan, proprio perché il suo cast si qualifica di valore eccelso. Non stupisce invece la Juve, i cui acquisti non entusiasmano se non in Rush, fromboliere di fama mondiale. Per contro, stanno ingranando bene la Roma - provvisoria patronne della classifica - e l’Inter, che sta ingegnandosi di dare degni serventi ai suoi due cannoni di sport in batteria. Fuor di metafora, Serena ha esteso i limiti del reddito offensivo nerazzurro. E Altobelli fa stravedere ed entusiasma chi non lo ricorda su posizioni diametralmente opposte e conturbanti. Il carisma di Scifo, anche esso di importazione (!), deve tuttora convincere i rifornitori designati: quando avrà da giocare un numero adeguato di palloni, il siculo-belga imporrà sicuramente i diritti del suo stile. La vecchia Roma si rifà al genio adusato di Lidas, che ha da prendersi qualche soddisfazione nei confronti di Milano. La sua rosa ha tanti petali da soddisfare qualsiasi raffinato amatore. La Juventus si è allenata con i maltesi riscuotendo fischi da 4mila sparuti zelatori. "Per questa platea - aveva l’aria di deplorare Boniperti - è già molto se si è giocato per fare tre gol e passare il turno". C’era amaro dispetto nelle sue parole. In città meno frigide di Torino la gente avrebbe egualmente onorato l’oggetto del suo tifo (parlare di fede e di culto è un po' ridicolo). Gli juventini hanno quasi sempre sentito cantare la Callas, la cui degna proiezione padana (ma quanto stile!) è la energica e pur soave Milva. Se gli mandano alla ribalta una mondariso con lo strillo, garantito che gli juventini metropolitani non si degnano. Oggi la Juventus avrà qualche fastidio a Verona. Bagnoli ha sfogato sui polacchi di Stettino la rabbia accumulata in panchina a Marassi. Nella sua faretra sono infisse altre frecce sibilanti: e gli arceri bravi non mancano.

La Roma riceve il Pisa, che i giudici rimanderebbero a zero. La solidarietà verso Anconetani, che trovo geniale anche nei momenti di meno convinta isteria, esprimerò meraviglia per la squalifica comminata a Eliot e non a Bagni, che è stato il primo a menare le mani. Davvero gli arbitri scrivono i propri referti prima di aver visionato la moviola di Carlino Sassi? La domanda esprime un dubbio legittimo. Penso che dobbiamo ai vizi ippofili di Bruno Roghi buonanima la denominazione di "derby" per gli incontri fra concittadini o corregionali. Bene: di derby ce n’è addirittura due, oggi: quello di Campania, ad Avellino, e quello di Toscana, ad Empoli. Sulle ruggini del Napoli si è detto; sugli stenti della Fiorentina in proiezione offensiva dobbiamo tornare dopo l’impennata di San Siro e la mezza picchiata del Comunale. Dovendo assumere l’iniziativa, i rischi sono pari alle difficoltà: è bastato l’onesto Como a dimostrarlo. E oggi ritenterà l’Empoli, sperando che si ripetano le estasi godute con la sbolinata Juventus della II di campionato. Il Como riceve la Samp, genio e sregolatezza. Non darà fiducia se non alla prudenza: Agroppi e Sandro Vitali sanno di calcio come pochi: la mia perifrasi vuol solo inneggiare al difensivismo storico, da privilegiare sempre (o quasi) rispetto all'idealismo. Boskov è un allegro danubiano di Vojvodina. Vedremo come se la sfanga fra i civettuoli spalti del Senigallia. Il presidente Mantovani raggiungerà Como direttamente dai suoi feudi svizzeri, estesi quanto nessuno immagina.

Alberto Bigon
Pescara-Cesena è già un ballottaggio per le retrovie: lo scontro vale doppio anche secondo aritmetica. Galeone è tornato da Torino con qualche ruga incisa più del solito. Ha ammainato in fretta i pappafichi senza perdere il senso della misura. Può essere più utile al calcio senza illudere i poveri diavoli di vedere splendere l’ottone come l’oro. E' utile al calcio chi normalmente ne parla senza deformarne lo spirito. Il Cesena di Bigon ha lucrato un punto con il grande Milan, giocando peraltro in modo da ridurlo a piccolo. Bigon è difensivista storico; Galeone si proclama idealista. Confermi di esserlo correndo i suoi bravi rischi in offensiva. L’impulso di pretta natura ideologica induce il cronista a privilegiare chi la pensa come lui. Questa è un’ammissione non un pronostico. Il Milan affronta a San Siro un avversario preoccupante. L’Ascoli di Castagner gioca il calcio "italiano" nelle sue forme più essenziali e cattivanti. Si tiene bloccato in retrovia e rispetta le equidistanze fra i reparti, con variazioni ovviamente dettate dal momento tattico. Arrigo Sacchi è un apostolo soggiogato da visioni celesti. Sulla carta, lo stacco fra il Milan e l’Ascoli è di tre punti. Sul terreno di gioco, la teoria può venire smentita in modo e in misura clamorosi. Se ne ricordi capitan Berlusconi e lo soccorra Fidel Confalonieri, semmai sia caduto in amnesia. Questa frettolosa parafrasi del calendario mi è toccata pochi istanti prima di andare al Teatro Antonianum di Padova, dove si presenta il mio libro dedicato all’U.S. Petrarca (Una sfida all’Italia). Il generoso lettore capisca la pedalata, non proprio degna di Moser, e voglia benignamente perdonare il suo umile servitore. Buona domenica a tutti.

"La Repubblica", 4 ottobre 1987

Quando la Juventus ha paura del Pescara

di Gianni Brera

Tra Principi Protettori e Napoleone a Waterloo. Tra la Ghisolfa e l'Himalaia. Tra Grosse Berthe e donne di servizio. Così El Gioânn introduce alla 3ª di campionato, rammentando "che la Nemesi non è un’invenzione di comodo: per i greci era dea minore; per noi, Eupalla è sua stretta congiunta: e fatalmente se ne ricorda". 

Succede alla III di campionato, che si celebra oggi: per la primissima volta nella sua storia, del resto giovane, il Pescara figura in testa nella gerarchia delle partite domenicali. Ha 4 punti - dopo 2 incontri - e visita la magna Juventus, che ne ha 2 soli. Lo scanzonato Galeone veleggia verso Torino promettendo spettacolo, che è forse il modo più subdolo di presentarsi e fare pretattica. "Se perdiamo" conclude filosoficamente "ci resteranno gli applausi". Bellissima consolazione sportiva: però falsotta. A ricevere i primi della classe, una squadra che per ora è soltanto ricca di carisma societario. Lo stesso Principe Protettore, parlando di finanza, ha escluso che l’acquisto di azioni della Juventus costituisca un buon affare. Non va allo stadio perché la Juventus non gli piace: ma chi è stato - ci si chiede - a metterla insieme? Marchesi preoccupa gli amici (quorum ego): esordisco a "Dovere di Cronaca", diretto da don Guillermo Zucconi, con una metafora per niente bislacca: che se tu dai a un grande stratega quale Napoleone un esercito di procaccia claudicanti, ogni giorno vuol essere Waterloo. Fino a dimostrazione contraria, insisto nella valutazione della Juventus fornita super chartam durante l’estate: Magrin sta a Platini come la Ghisolfa all’Himalaia. E il resto in proporzione, con qualche risatina all'indirizzo dei romanisti che contestano Manfredonia. I gobbofili più appassionati accusano Boniperti di voler sempre mettere fuori i satanassi con un minimo di carattere indipendente. Adesso che è quasi tutta di yesmen, la Juventus piace a lui solo. Comunque, non ha ancora sparato tutti i botti di cui dispone. Rush è la Grosse Berthe del Galles: vediamo di non lasciargli mancare i rifornimenti. Se non è caricato a dovere, un cannone non spara.

Le partite che seguono Juventus-Pescara (somma di punti 6) sono Avellino-Roma e Sampdoria-Verona (s.p. 5). L’Avellino ha rimediato a Verona un solenne scaldone: ma Vinicio pareva addirittura scandalizzato nel constatare che i veronesi erano un po' raffermi dopo Stettino: pensa te se fossero stati freschi! È il rilievo tecnico più interessante. Osvaldo Bagnoli si conferma di anno in anno una solida colonna della scuola lombarda e italiana. L’Avellino è pessimo cliente sul verde grasso del Partenio. La Roma dovrà sbattere per non affondare in quel verde (eufemismo) fino alla caviglia. Liedholm annuncia il rientro di Collovati e lascia capire che il ruvido pragmatismo di Desideri si fa preferire alle invenzioni piriche di Conti (ahimè, ahimè). Voeller, pur mo' spremuto in patria, dovrebbe andar oltre l’umano per goleare anche al Partenio. L’ineffabile Boskov si confessa dubbioso (ma sempre con la massima bonomia) fra il geniale nanismo di Salsano e la possa normotipica di Bonomi. Rientra Cerezo e si pone alle spalle di Vialli, i deludenti dioscuri di Pisa: là dove qualche benevolo amico ha visto una Italia del tutto immaginaria nel primo tempo, così da potersi consolare della gnàgnera sofferta nel secondo. Decisamente, il migliore degli azzurri è stato Gomes. Tornando ai nostri montoni, è sintomatica l’ammissione del bergorusso Vierchowod: "Debbo essere invecchiato: è la prima volta che un centravanti mi fa tripletta" e naturalmente alludeva al giovane Polster del Torino. Mi sembra che il tempo inclini al piovorno. Sento spirar maccaia, indice del tuo nume. Pacione e Larsen gli arieti di Bagnoli, che predilige il calcio all'italiana. Qualche pignolo pensa al confronto teutonico fra Briegel e Berthold. Bagnoli ripete con Berthold i criteri con cui rigenerò Briegel lungo l’out sinistro. La partita promette meraviglie. Nelle ricorrenti insanie della Samp, la giornata si annuncia positiva (secondo i grandi numeri): non può sempre andar male.

Gianfranco Matteoli
Un Napoli riluttante sul campo minato di Pisa: il Real sta per presentarsi al San Paolo: può darsi che Bianchi voglia rendersi conto dello status psicofisico di Careca e Carnevale. Giordano passa mano. Le digressioni in provincia, prima di incontri decisivi di Coppa Campioni, sono estremamente pericolose. Lo sa Anconetani, vecchio esperto di lizze pedatorie. All'altezza di Pisa-Napoli deve situarsi Inter-Empoli (s.p. 4), che l’anno scorso aprì il campionato con una delle sorprese più squillanti. L’Empoli ci ha rifatto giustiziando la Juventus, greve di ruggini e ciucca di sole. L’Inter a sua volta si è ripetuta con il Pescara. Il Trap annuncia il rientro di Serena, invocato da tutti, perfino dai compagni. Qualcuno gioca sugli equivoci ponendo strani aut aut fra Piraccini e Matteoli. Sembra sospetto che non si ricordi la maglia azzurra del piccolo centrocampista sardo. La fisionomia dell’incontro si può disegnare come usa il mio amico Ros Galimi con le clienti che gli affidano il naso (da rifare). La presenza di Serena dilata le probabilità di gioco aereo sotto misura. Indispensabile rompere il ghiaccio per adagiarsi su schemi più ragionati e validi: che se troppo si spreca, poi si paga.

La conferma di Inter-Pescara è venuta da Milan-Fiorentina, come è vero che è sempre più facile difendere che attaccare; e che la Nemesi non è un’invenzione di comodo: per i greci era dea minore; per noi, Eupalla è sua stretta congiunta: e fatalmente se ne ricorda. Bello come il Verona deve considerarsi il nuovissimo Torino, che Mario Gerbi ha fiduciosamente affidato a Luis Radice. Polster e Gritti si avventeranno alle coronarie già inquiete di Costantino Rozzi. Castagner baderà a evitare i danni maggiori. La saggia Fiorentina di San Siro si ripresenta ai suoi devoti in vesti differentissime. Dovrà far gioco affrontando il Como e correre i suoi rischi. Ha costruito con il Milan qualcosa come 4 palle-gol concedendone sette-otto. Nel costruire ha avuto spazi così comodi da riuscire scandalosi agli occhi degli onesti. Arrigo Sacchi ha raccolto le critiche con lo spirito d’una donna che fu per anni a servizio in casa mia: se le rimproveravi qualcosa, lei rispondeva: "Appunto", come a dire: d’accordo, così è: e pareva che i rimproveri li facesse lei. Arrigo Sacchi ha lasciato cianciare i titolisti fermi sul tridente o sul bidente (fuori Virdis, fuori Van Basten, Gullit avanti, Gullit a centrocampo). Tutte pregevoli musse. Con tre punte stabili non gioca più nessuno. Virdis andrà più forte quando il fango rallenterà gli altri. Van Basten si è trovato tre volte su una palla-gol e una l’ha costruita per Gullit. Il quale ha classe, genio e sregolatezza, ma nell'ossatura della squadra non deve né ha bisogno di entrare. La squadra si fa con centrocampisti e difensori. Se non avrà l’aiuto di Donadoni e Massaro, Ancelotti non reggerà; e ancor meno Baresi II, che rientra in linea (ahimè sì) con Filippetto Galli. Cesena-Milan è l’ultima partita in gerarchia (zero più 2): non credo che il Milan si sia trovato altre volte in simili peste: eppure, se Arrigo Sacchi non lo blocca su rigide equidistanze, può anche peggiorare. L’ipotesi è così sgradevole da indurmi a toccar ferro. Buona domenica.

"La Repubblica", 27 settembre 1987

Milan, fatti bello ...

di Gianni Brera

Torrida estate anche sulla seconda di campionato. Allarmanti minacce alla condizione, già compromessa, di alcune squadre partite a ritmo fin troppo alto. Coppe continentali nei garretti di ben sei sedicesimi del torneo (con possibile e indebita esagerazione per la Juventus, che a Malta non ha sofferto più del viaggio). Una classica di spicco in calendario: Milan-Fiorentina. Somma-punti eguale a 3 per le protagoniste di San Siro, per Napoli-Ascoli e Verona-Avellino. Il libro d’oro esige che Milan-Fiorentina abbia la precedenza, sebbene sia grande la tentazione di incominciare dalla somma-punti zero di Como-Inter.

Maurizio Mosca premia Pietro Paolo Virdis,
capocannoniere della Serie A per l'anno 1986-87,
insieme con il vice presidente dell'AC Milan Paolo Berlusconi
Il Milan torna grottescamente mortificato da Gijon, dove la gente gli ha riservato l’accoglienza che per anni la Juventus ha trovato nella grande Napoli. Alcuni pretoriani di Berlusconi l’hanno scampata bella, costringendo il capitano a condividerne la mortificazione e la rabbia. Ai pretoriani, amico Fidel Confalonieri, bisognerebbe insegnare un po' di storia, così che evitino di imbullire in Paesi dove ancor oggi la storia ci è matrigna. Cuando un nino italiano nasce, le ponen un dedo en el culo: si llora es tenor, si no llora es maricon. Quando nasce un bambino italiano, gli mettono un dito nel didietro (el trasero): se piange è un tenore, se non piange è nu ricchione. Ora sanno tutti che siamo in larga prevalenza tenori, ma certi luoghi comuni sono duri a morire. Quando gli spagnoli ci hanno beato di loro la prima volta, erano quasi tutti mori, e non badavano all'est né all'ovest: inoltre, noi prodi italioti difendevamo stoicamente l’onore della famiglia sacrificandoci al posto delle femmine care. Quella simbologia è rimasta anche nel calcio, ma non vale ripeterne i temi per l’occasione. Hablamos futbol e deploriamo il comportamento del Milan contro l’ultima del campionato spagnolo. La difesa era larga e mal protetta, l’attacco era fino ed elusivo. Oggi a San Siro rivedremo Massinissa Virdis, che ha avuto il buon senso di non drammatizzare sulla propria panchina. Arrigo Sacchi non rispetta le cifre passate; probabilmente pensava al ritmo. Ma torna Virdis e non sembra sia accaduto nulla. In difesa mancano due ghelfi della statura di Baresi II e Maldini. Il centrocampo non ha ancora quagliato schemi validi. Gullit flotta indeciso fra punte e centrocampo. La Fiorentina ha strappato il pareggio con il Verona (eufemismo) e Sven Goran Eriksson canta poemi sui meriti acquisiti: il primo dei quali sarebbe il ritorno dei Pontello alla tribuna d’onore. Infinite le vie del Signore e dell’adulazione.

Dice che Totò Ghirelli (scriptor optimus) abbia dato un esempio lampante di "filosofia napoletana" commentando in TV gli stranguglioni del suo Napoli al Bernabeu. Il merito di quel monotono aire tecnico-tattico non era del Real Madrid, superiore fino alla mortificazione; era invece lampante la colpa del Napoli, che non osava attaccare. Per trentanni ho avuto questi avversari in lizza pedatoria. La sintesi logica era questa: quel povero fesso di Cadorna languiva da anni sul Carso per non aver voluto marciare subito su Vienna. Sentito Ghirelli, adesso i napoletani sanno con chi pigliarsela: con quel maledetto polentone di Ottavio Bianchi, il quale non ha osato imporre il proprio gioco, e con gli scorrettissimi madridisti, che davano del merdoso all'arbitro (pensate) e ricambiavano con delittuose gomitate gli innocenti calci degli avversari. Agli amici napoletani parliamo chiaro: fra la loro squadra e il Real Madrid dell’altra sera correvano quattro pacifici gol di scarto; sono stati due soli perché Garella ha fatto stravedere. Le altre sono musse di circostanza. L’abitudine di portare sui sentimenti i discorsi di calcio è vecchia di oltre mezzo secolo. E naturalmente nuoce a chi la esercita come a chi la prende per buona. Il calcio è un’altra cosa. L’Ascoli ha rischiato di esordire battendo la Roma e potrebbe dar fastidi a un Napoli provato dalla Coppa dei Campioni. Infatti il pronostico è così ovvio da preoccupare. Lecita curiosità per l’impiego dei due Maradona in campi avversi. Perplessità per la scarsa impazienza ludica di Careca. Il medico vuole e lui no o viceversa?

Per rispettare la gerarchia della somma-punti, parlare subito di Verona-Avellino. Dalla Polonia di Coppa Uefa, complicazioni traumatiche per Bagnoli. La perdita secca è Iachini; malconci anche Larsen e Bruni. Avellino temibile come sempre. Preoccupazioni per i dissidi sindacal-economici fra i giocatori e Chiampan, loro avveduto amministratore. La Juve ha deciso l’impiego di Ian Rush a Empoli. Il gallese è di buon sangue e impaziente di giocare. Diffusa convinzione che Rush dia un senso a tutto il gioco juventino. Le prodezze di Mauro contro i fantasmi maltesi hanno indotto qualcuno a sostenere la sua candidatura per l’azzurro. Empoli è campo difficile, non proibitivo. Madama potrebbe passare in gloria. Un incontro che non rientra fra i classici per esclusiva colpa dei liguri è Torino-Samp. E speriamo assai che questo elogio non venga equivocato: la Samp ha avuto spesso i mezzi per vincere lo scudetto e non li ha saputi sfruttare a modo. Ecco perché l’incontro di oggi non è classico. Ma promette cose bellissime, con qualche legittima perplessità sul pieno impiego di Vialli e Mancini, impegnati mercoledì in nazionale. Siamo a Pescara-Pisa, anticipi d’una lotta che l’apparizione dei pescaresi a San Siro non dovrebbe far dimenticare. Galeone è simpatico e sa abburattare il paradosso come una duttile matassa di zucchero filato. Ha promesso di riserbare a tutte le altre grandi il trattamento già prodigato all'Inter. Ha fatto bene benissimo. Però è atteso contro pari-grado, quando tocchi a lui di procurarsi spazi - rischiando - innanzi alla porta avversaria. Qui è Rodi, qui salta.

La Roma sta cercandosi. Ad Ascoli ha prodotto più seri danni sul piano disciplinare, non tecnico-tattico. Voeller è giunto a invidiare un cannoniere sovietico visto in TV: dice di aver gran voglia di rompere il ghiaccio e si capisce: oggi potrebbe ispirarlo Conti al suo rientro. Senza sbruffare, Bigon presenta, col Cesena il suo prudente modulo italiano. La carta lo vuole battuto: il campo ci dirà. Viene consumato a Como il primo derby lombardo: e non vi sarà Zenga tra i pali, per avere applaudito all'arbitro che l’aveva appena ammonito. Zenga poi ha parlato di equivoco. La CAF non gli ha creduto. Impari a stare cheto, per favore: o torneremo a dirci perplessi circa la riuscita d’un portiere fin troppo intelligente. Anche perché, Deltaplano caro, l’intelligenza non accompagnata dal buon senso deve considerarsi un’aggravante come l’ubriachezza nei fatti di sangue. Dice che l’Inter in Turchia ha fatto sincera pena, come se avesse incantato a Milano con il Pescara. Secondo Mac Cipolla, analista principe, il Trap ha mal graduato la preparazione. A Como esordisce Borghi, colà distaccato dal Milan. Giocassi al Toto, punterei sul pari, ma forse a farmelo dire è il sentimento. Buona domenica a tutti.

"La Repubblica", 20 settembre 1987

I giorni del calcio

di Gianni Brera

Non meno vecchio del campionato, io questo gli invidio: di potersi rinnovare ogni anno. Personalmente, rivado agli strambotti d’antan con qualche imbarazzo. Eupalla cantava a squarciagola ed io senza pudore la seguivo tentando gorgheggi assassini. Poi venne il tempo in cui l’auto-ironia mi costrinse a trovare la scappatoia della tecnomanzia. Abbinavo le possibili protagoniste a carte sorteggiate nel mazzo: e procedevo a smazzate di esito non sempre cervellotico. Era assai meglio - pensavo - tentare la sorte che un ragionamento fondato su indizi tanto labili. E poi potevo sempre scusarmi di non esser serio proprio per la precarietà dell’assunto. Ho detto Napoli? Noeh! Son state le carte. Ho detto Milan? Idem idem. Foutez-moi la paix (non scassatemi ‘o c...). Nel calcio non fallisce pronostici chi non si arrischia a farli. E se è pagato per farli, sbagli pure. Sto quindi ora per adeguarmi alla norma.

Il campionato è ancora a 16 squadre (dall'anno prossimo sarà a 18). Lascio in pace la classifica dell’ultimo e mi rifaccio ai normali pronostici degli azzurri (19) convocati a Milanello dal C.T. Azeglio Vicini. Secondo loro, le squadre protagoniste risultano 4: Juventus, Napoli, Milan e Inter. Su 19 votanti, 5 si sono dichiarati per la Juventus, 5 per il Napoli, 5 per il Milan, 4 per l’Inter. Sia il Napoli sia la Juve erano presenti a Milanello con 4 convocati; l’Inter addirittura con 5; il Milan con 3; la Samp con 2; la Roma con uno solo. Il portiere juventino Tacconi ha votato Napoli; il centravanti interista Altobelli ha votato Juventus. Tre napoletani su quattro hanno votato Milan. Solo gli interisti (ad eccezione di Altobelli) hanno votato Inter. La Coppa Italia non ha cambiato molto la fisionomia del campionato indotta durante il riposo estivo. I tratti di quella fisionomia si giovavano anche della Roma, ovviamente anticipata super chartam. Il solo romanista convocato a Milanello ha detto Napoli. Nessuno ha osato fare i nomi della Samp e del Verona.

Luciano Moggi, "general manager", e Corrado Ferlaino, presidente
del Napoli SSC 1926, campione d'Italia 1986-1987
Per quanto ho scritto in luglio, ho il sospetto di aver influenzato un lettore importante come don Giovanni Agnelli, secondo il quale anche quest’anno sarà per la Juventus di mesta transizione. Sono contento che Rino Marchesi abbia osato polemizzare con lo Duca suo. Rino Marchesi è tecnico insigne e persona squisita: avesse ciancicato il sigaro anziché farsi sentire, mi sarei inquietato con lui, magari pensando che il suo distacco fosse reale (eufemismo riassumibile nell'imperativo napoletano futtitìnne). Invece Marchesi ritiene possibile che la Juve assurga a protagonista; che la difesa si assesti davanti a Porthos Tacconi, adorabile bauscia; che il centrocampo esista per davvero alle spalle di un fulmine di guerra quale Rush. Se così la pensa Marchesi, viva! Io stimo Marchesi uno dei migliori componenti della scuola lombarda; mezza Lombardia tifa Juventus per generosità di cuore (e troppi ricordi del sangue avversi a Milano, città sopraffattrice per eccellenza... politico-economica). Se la Juventus andrà bene, tutti ci inchineremo. Che 5 azzurri su 19 pensino che debba andar bene è un po' sospetto; più che alla realtà tecnico-tattica si debbon esser rifatti al carisma della Signora dei campionati. Finora la Juventus non ha dato prove esaltanti del proprio valore.

Il Napoli detiene lo scudetto e la prassi (storica) vorrebbe che lo perdesse pari pari quest’anno. Ma da quelle parti si è ormai costituita una società degna di questo nome: Ferlaino è intelligente; Moggi è l’erede naturale di Allodi (peraltro ancor presente alle bandiere); Bianchi è attualmente il meglio fico del bigoncio lombardo. Ben sapendo come vanno per solito le cose i napoletani hanno acquistato un grosso terzino e un grosso centravanti. Indubbiamente si sono rafforzati. Qualche elemento di primordine è logoro (Maradona e ancor più Bagni), qualche altro si rifà ad estri discontinui (Garella). Le complicazioni opposte dalla Coppa Campioni sono preoccupanti. Tenuto conto di ciò, la rosa si è ridotta alle Milanesi alla Roma, per tacere della sempiterna Sampdoria (specie se avrà Dossena, fatto macro delle recenti mortificazioni professionali), del solido Verona, della Fiorentina e perfino del Torino caro a Mario Gerbi e Barba Gil Panza (al quale vanno i miei fraterni auguri di pronta guarigione).

Personalmente sono "bollato" Genoa come da un marchio di gaudiosa infamia. Se lo chiamo Sciù Maccaia per tutte le delusioni che mi ha dato in sessantanni et ultra di tifo, è almeno giusto che chiami Signorina Maccaia la Sampdoria. Ammonisco però i suoi tifosi che non lo faccio per dannazione genoana. La mia seconda città è Genova; la mia prima è Milano: da queste parti dichiaro apertamente di detestare i faziosi che, tifando Milan, sono lieti delle sciagure interiste e viceversa. Di conseguenza mi dovrei detestare se le sciagure della Samp mi recassero il minimo piacere.

Adriano Galliani, amministratore delegato dell'AC Milan,
 presenta il nuovo acquisto Marco Van Basten
A part ça, eludo la tecnomanzia d’obbligo e obbedisco alle trippe, dalle quali arguisco (parlar di lume di naso sarebbe grottesco) che debba essere questo un anno milanese. Sbaglio? Vedremo a primavera. Io riferisco quel che l’esperienza ditta dentro. E preciso che non ho ancora scelto fra Milan e Inter. Un amico spregioso - non incompetente - mi ha spropositato cioncando chez "Francesco & Paola" che il Milan da lui recentemente sofferto vale il quarto posto. Ma dietro a chi?! Alfonso Legnani, milanista efferato, ha ritenuto giusto lanciarsi in cupe geremiadi contro Franco Baresi, secondo lui distratto nel piazzarsi, falloso nelle entrate, pretenzioso nel portar palla. Capricci d’innamorati. Altri gemono che Massaro è tenuto su dal clan de’ monzesi; che il centrocampo di Sacchi non riconquista una palla che è una, che la squadra non rimane bloccata e quindi si apre alle incursioni di qualsiasi avversario, di caratura anche modesta; che Gullit è un mattocchio da rapare (altroché sfottere per malriposta negritudine!) che Van Basten è bravo ma lo è pure Massinissa Virdis, peraltro lasciato col muso lungo in panchina. Ora, dite del Milan tutto il male che volete: è caro a Capitan Berlusconi, che non è avvezzo a sprecarsi; inoltre, Fidel Confalonieri non ha ancor sollevato la minima eccezione. La squadra è tutta da inventare, come e più della Juve. I Grandi Numeri non sono avversi al Milan.

La benamata Inter aspetta di aver Serena come torre aggiunta. Altobelli gode di un credito che sinceramente stupisce anche coloro che lo amano. Vincenzino Scifo viene delittuosamente trascurato nei disimpegni. Se è il più bravo, sia lui a costruire come sa; perdere tempo non è da Trapattoni: ma neanche consentire ai frilli di sciupare occasioni per velleitario protagonismo. Matteoli ha ingegno ma anche troppo orgoglio: va impastoiato con il buon senso (ogni dribbling ozioso, multa). La difesa è di valore mondiale. Il Trap deve solo rettificare i calibri dei rifornitori. Non sia Scifo l’unico tenuto a costruire gioco: però sia lui quello cercato più di frequente, visto che è il più dotato di tutti. Resta la Roma, la sta plasmando Liedholm, vecchio mago. Può cavarne tutto (ma davvero). Resta il Verona: Bagnoli è una garanzia. E in certo modo lo è anche Luis Radice, il più estroso dei tecnici lombardi. Infine c’è Eriksson, al quale danno credito molti, in primis i Pontello. Tirate le somme questo si conclude: che il campionato si avvia per sentieri incertissimi. Se ci offrirà sorprese non dovremo stupire: anzi maravigliose.

"La Repubblica", 12 settembre 1987